TERMINOLOGIA E IMPORTANZA DEI MIRACOLI NEI VANGELI

Nel Vangelo di Marco Gesù è un potente taumaturgo, capace di operare prodigi meravigliosi e che emana una forza (“dinamis”) straordinaria, percepibile anche solo al tocco del suo mantello (7,27-28). Tra i quattro vangeli canonici, Marco é quello che dà maggior risalto all’attività taumaturgica di Gesù, che appare invece abbastanza ridotta in Matteo e Luca, forse perché l’accenno sui miracoli poteva creare facili entusiasmi e non pochi problemi alle prime comunità.

Il termine miracolo viene dal latino “miraculum”; il verbo relativo, “miror”, significa restare meravigliati, stupefatti. Nella sua concezione classica, il miracolo è qualcosa che supera e trasgredisce le leggi della natura, e proprio per questo è straordinario. Marco scrive in prossimità della guerra giudaica (70 d.C.) e sotto l’influenza della escatologia che interpretava la storia come un’opposizione tra bene e male (gli esorcismi Marco) e annunciava il prossimo intervento di Dio nella storia (di cui le guarigioni erano espressione).

Gli altri evangelisti, condizionati da una situazione ideologica differente, hanno attenuato il peso del miracolismo tipico di Marco o l’hanno interpretato diversamente. Giovanni inserisce i miracoli nel contesto della rivelazione di Gesù e ne racconta soltanto sette, che lui definisce “segni“ (“semeia” in greco)., Cioè rivelazioni simboliche del potere e dell’identità di Gesù, e non usa il tradizionale “prodigi“ (“thaumata” in greco), termine che esprime il senso di meraviglia suscitato da tali azioni per il loro carattere di straordinarietà.

MIRACOLI NEL MONDO ANTICO

L’attività taumaturgica non era una peculiarità di Gesù, ma era molto diffusa nel mondo greco-romano ed egizio. Tra i greci, il dono della guarigione era attribuito al Dio Asclepio, figlio di Apollo, il cui culto e fama di guaritore sorsero nel VI secolo

a.C. nel suo tempio di Epidauro. La terapia di cura obbediva a un rituale specifico: dopo un bagno catartico e l’offerta di un sacrificio, l’ammalato trascorreva la notte nell’Abaton, un grande dormitorio sacro; mentre dormiva, il Dio gli appariva in sogno con le istruzioni per la cura, che dovevano essere trasmesse ai medici. Questo luogo era pieno di cani e di serpenti, considerati portatori di vita (come il serpente di bronzo di Mosé nel deserto, citato in Numeri 21). Ancora oggi, il serpente, che rappresenta il Dio Asclepio, é simbolo della medicina. In questo tempio di Epidauro sono state scoperte più di 80 iscrizioni, veri e propri ex-voto riguardanti guarigioni da malattie relative alla cecità, a gravidanze difficili, alla calvizie, a epilessia.

A partire dal II secolo d.C., il tempio di Epidauro è stato trasformato in una specie di ospedale, con più di 160 stanze per malati, strumenti chirurgici, terapie, bagni di fango, ecc… Medici famosi, come Galeno, hanno lavorato in questo luogo. Era credenza diffusa che, mentre i medici trattavano i malati, la cura fosse opera del Dio Asclepio.

In Egitto la dea della guarigione era Iside, sposa di Osiride. Si diceva che avesse inventato molte medicine e che possedesse una grande esperienza nell’arte medica, essendo sua specialità i parti difficili e le malattie tipicamente femminili. Come Asclepio, anche lei si rivelava in sogno ai malati, soccorrendoli e indicando loro le terapie da seguire.

Secondo lo storico Plutarco (I-II secolo d.C.) si attribuivano guarigioni anche a Pirro, re dell’Epiro (morto nel 272 a.C.), che, pare, fosse specializzato in cure relative all’intestino. Interessante era il suo metodo di cura: sacrificava un gallo bianco, e facendo distendere i malati sul dorso, premeva lievemente col suo piede destro l’intestino malato.

Anche all’imperatore romano Vespasiano (69-79 d.C.) venivano ricondotte, secondo il racconto di tacito, Gioni da cecità e paralisi.

Sempre nel I secolo d.C. visse un guaritore molto famoso: Apollonio di Diana, un autentico concorrente di Gesù. Era un predicatore itinerante, vegetariano e fedele all’ideale pitagorico. Nei suoi numerosi viaggi vi visitò Roma, l’Egitto e l’India. Si dice di lui che avesse compiuto 20 miracoli, molti dei quali raccolti nella sua biografia. Tra di essi si raccontano una risurrezione, cinque guarigioni, quattro esorcismi e miracoli dati altro genere.

Questi racconti confermano che nella guarigione miracolosa erano riposte molte speranze nel mondo antico, e che in essa si riteneva si si rivelasse il potere divino di alcuni personaggi, considerati veri e propri “uomini divini“.

LA TRADIZIONE DEGLI “UOMINI DIVINI“

La Galilea era per antonomasia terra di grandi guaritori. Era ancora viva al tempo di Gesù la memoria di Mosè, che aveva vinto i maghi del faraone attraverso vari prodigi (Es 4-11) e in seguito aveva aperto con il suo bastone le acque del Mar Rosso, fatto scaturire l’acqua dalla roccia (Es 17) e procurato la manna nel deserto (Es 16).

Dopo Mosè, visse, nella Galilea dell’VIII secolo a.C., il profeta Elia, autore di svariati miracoli, una resurrezione, alcune guarigioni, una moltiplicazione dei pani (1Re19-2Re 2). A continuarne l’opera e tenerne vivo il ricordo contribuì il suo discepolo Eliseo (2Re 2-13), erede del mantello sacro di Elia, compiendo gli stessi miracoli del maestro. Secondo la tradizione, Elia sarebbe stato portato in cielo da Dio in un carro di fuoco, diventando un essere divino (2Re 2): tale fatto straordinario ha dato origine alla credenza che egli sarebbe ritornato alla fine dei tempi (Ml 3,23-24).

Al tempo di Gesù ci fu in Galilea, nella città di Arab, vicino a Nazareth, un grande taumaturgo: Hanina ben Dosa. Si dice di lui che fosse autore di ogni specie di miracoli di guarigione e di esorcismo, e che fosse considerato dal popolo “molto stimato in cielo“.

Oltre a lui, un altro “uomo divino“, Honi, era specializzato nel far piovere. La sua tecnica era abbastanza interessante: disegnava un cerchio in terra, si poneva al centro, pregava con le mani alzate al cielo e la pioggia veniva. Secondo la tradizione giudaica, Salomone è ricordato come il re saggio che conosceva le proprietà terapeutiche di ogni tipo di albero, pianta, erbe e pietre. É anche ricordato come il maggiore di tutti gli esorcisti, poiché attraverso le sue conoscenze aveva il dominio su tutti i demoni e sul loro capo: Belzebùl. Oltre a Salomone anche angeli (Raffaele) e uomini famosi (Daniele), rabbini ed esseni facevano miracoli di guarigione.

Questi miracoli operati in Galilea vanno intesi come pratiche alternative alla religione ufficiale del tempio di Gerusalemme. Secondo tale religione, solo Dio guariva, attraverso la mediazione dei suoi sacerdoti. Nella Bibbia si racconta con disprezzo il cattivo esempio del re Asa che, avendo una malattia molto grave ai piedi, aveva cercato non Dio, ma le cure dei medici e, proprio per questo, morì (2Cr 16,12-13). I numerosi miracoli di guarigione avvenuti in Galilea sono l’affermazione dell’indipendenza religiosa di questa regione dalla dominazione politico-religiosa della città e del tempio di Gerusalemme; i suoi cosiddetti “uomini divini“ devono essere considerati vere e proprie guide politiche, oltre che religiose, che predicavano l’autonomia dal re e dal tempio di Gerusalemme. In questo senso, i miracoli conferivano legittimità e autorità divina a coloro che li compivano e che erano proprio perciò considerati dal popolo come inviati da Dio.

GESÙ E LA SUA ATTIVITÀ TAUMATURGICA

Gesù è stato il maggior taumaturgo della Galilea del suo tempo. Nei Vangeli ci sono moltissimi riferimenti a miracoli compiuti da lui, tra i quali abbiamo 31 racconti di miracoli specifici: 6 esorcismi, 14 guarigioni, 3 risurrezioni, 8 miracoli legati alla natura. Per questa sua attività taumaturgica Gesù è stato riconosciuto come “ figlio di Dio“. Nei Vangeli si afferma continuamente che Gesù si preoccupava della salute spirituale e fisica delle persone, ed era sempre circondato da ammalati. È interessante il metodo di cura di Gesù: egli si lasciava coinvolgere dalle persone ammalate, parlava loro, le toccava, stimolava la loro fede, e si serviva di elementi naturali, riconosciuti per le loro proprietà terapeutiche, come la saliva, l’argilla, l’acqua, il contatto delle mani, etc….

Gesù non si preoccupava solamente del corpo malato, ma cercava di ristabilire tutto l’essere umano, con la sua fiducia e le sue relazioni sociali. La richiesta di aver fede, rivolta alle persone che cercavano il suo intervento, rappresentava la sua volontà di ricostruire la loro autostima e la fiducia in Dio. Il miracolo, in Gesù, aveva

anche un valore politico, come rifiuto di tutto ciò che poteva nuocere alla vita umana (oppressione, povertà, schiavitù, emarginazione…). Dio vuole una vita buona e abbondante per tutti (GV 10,10). È facile intravvedere, nel metodo di cura di Gesù, le tecniche della medicina popolare, con cui i più poveri risolvevano i loro problemi quotidiani, di fronte all’incapacità cronica delle autorità di garantire la salute pubblica. L’efficacia derivava dal considerare la persona nella sua unità globale: curava lo spirito (psiche), rafforzava l’autostima e portava la solidarietà e la misericordia di Dio.

MIRACOLI DELLA NATURA

Una parola a parte meritano i miracoli legati alla natura, che presentano decisamente un linguaggio post-pasquale. È il caso della tempesta sedata (Mc 4,35-41), dove la barca rappresenta, simbolicamente, la chiesa futura, che risulta inaffondabile di fronte alle persecuzioni; o della pianta di fico seccata (Mc 11,12-14), che simboleggia la sterilità del giudaismo nei confronti del cristianesimo. Gli episodi della guarigione dei ciechi, in Marco 8, 22-26 e 10,46-52 lasciano trasparire il linguaggio pasquale della risurrezione e alludono alla difficoltà dei discepoli a credere; mentre la pesca miracolosa, raccontata in Luca(5,1-11) e Giovanni (21,1-13), può riferirsi alla missione futura della chiesa. Questi racconti devono essere interpretati simbolicamente e il loro contesto vitale e quello della chiesa delle origini (anni 70-100 d.C.), più che del Gesù storico (anni 30). Giovanni li considera “segni“, capaci di svelare l’identità di Gesù: attraverso di essi, il suo Vangelo definisce Gesù come l’acqua viva, il vino nuovo, la luce, il pane della vita…

GESÙ, FIGLIO DI DIO: GLI ESORCISMI

Al tempo di Gesù, la malattia era attribuita all’influenza negativa sulla persona umana degli spiriti cattivi e dei demoni. Si credeva, infatti, che l’aria fosse abitata da miriadi di Angeli e demoni in eterna lotta tra di loro e che questo avesse conseguenze tragiche per gli esseri umani; e i demoni vigilavano continuamente sulle persone, in attesa dell’occasione propizia per prenderne possesso. Tale visione negativa era frutto della visione del mondo apocalittica e della teologia della retribuzione giudaica che consideravano le disgrazie umane, fisiche e morali, le malattie, la cattiva sorte, i fallimenti e anche la morte come conseguenze del peccato.

Secondo questa visione, il peccato consegna le persone nelle mani degli spiriti maligni che a loro volta la portano alla distruzione; ecco perché per i Giudei la cura poteva venire solo da Dio, per mezzo del tempio di Gerusalemme e dei suoi sacerdoti. Col perdono dei peccati, il malato era ricondotto nuovamente sotto la sfera di influenza di Dio e degli angeli. Questo spiega perché Gesù, in alcuni racconti di guarigione, cominci col perdonare i peccati del malato (Mc 2,5) e dica al lebbroso

risanato di andare a mostrarsi al sacerdote per essere dichiarato guarito e per fare l’offerta del sacrificio per il peccato (Mc 1,44). Per difendersi dagli attacchi di questi spiriti maligni si usavano amuleti e in molti casi si ricorreva agli esorcismi o al potere terapeutico di erbe, pietre o altri elementi naturali come l’argilla, l’acqua e l’olio.

La tipologia delle malattie, i miracoli di cura e di guarigione, lo stesso concetto di morte, sono, nel mondo antico, molto diversi dalle nostre attuali concezioni, fortemente condizionate dalla mentalità razionalistica e dal progresso della scienza medica. Nel mondo giudaico, ad esempio si definiva come lebbra qualsiasi irritazione della pelle o malattia dermatologica (Lv 13-14). Così pure per la cecità: qualsiasi problema e disturbo della vista, anche se non mancava totalmente, era definita cecità. L’epilessia era associata a vari tipi di problemi psicologici, come disturbi associativi (l’epilettico di Mc 9,14-29 che non parla), tendenze autodistruttive (il volersi gettare nel fuoco), disturbi dell’identità o vere e proprie psicosi (disturbo psichiatrico di perdita di contatto con la realtà, faticando a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è, i cui sintomi sono deliri, allucinazioni, comportamenti anomali o totale catatonia). In un contesto in cui la medicina non era evoluta come oggi, le malattie venivano attribuite a demoni incontrollabili, indaffarati a danneggiare l’uomo. Si credeva che i demoni si manifestassero anche e soprattutto in certi vizi in cui la persona perdeva il controllo di sé, come nella prostituzione, nell’ira, nell’alcolismo, ma anche in dolori e impedimenti che privavano di autonomia, o in comportamenti fisici e psichici anormali che rimandavano a una possessione estranea alla persona malata.

L’interpretazione demonologica oggi, per noi, è una costruzione sociale: consentiva a quell’epoca di dare spiegazioni a problemi complessi che andavano aldilà della comprensione medica del tempo. Determinate epoche storiche, proprio per la situazione di difficoltà e disperazione in cui versava il popolo, sono state più inclini a credere nel demonio e ad attribuire alla possessione demoniaca determinati problemi. è successo nella Palestina del tempo di Gesù dominata con pugno di ferro dai romani; è successo nell’Europa del medioevo, attraversata da guerre, carestie e pestilenze; continua a succedere oggi nei paesi poveri del terzo mondo, dove è quotidiana la lotta per la sopravvivenza per milioni di persone. Il demonio serviva e serve a cristallizzare nella sua figura tutto ciò che viene percepito come negativo, divenendo così l’archetipo del male che minaccia il mondo e l’essere umano.

TIPOLOGIA DEI MIRACOLI DI GESÙ IN MARCO

I miracoli, in Marco, si possono catalogare in vari gruppi: ci sono nuove racconti di guarigione (tra i quali l’rianimazione della figlia di Jairo); cinque miracoli che si riferiscono a elementi naturali e quattro esorcismi. Ci sono poi varie raccolte di miracoli, che probabilmente risalgono alla tradizione orale.

1,21-34: la c.d. “Giornata di Cafarnao“, dove è presentata in maniera sintetica l’attività di Gesù concentrata in un solo giorno;

4,35-5,34: quattro miracoli nei quali Gesù lotta contro le le forze ostili al regno: il mare, simbolo del caos primordiale che si oppone a Dio; i demoni, tradizionali oppositori di Dio; la malattia e la legge di purità (discussione puro-impuro); la morte.

Una raccolta di miracoli doppi, in cui Gesù realizza, in terra pagana, tutto ciò che aveva operato in Galilea: camminare sulle acque (4,35-41; 6,45-52), la guarigione della donna con emorragia e quella della donna siro-fenicia(5,25-33; 7,24-30), la rianimazione della figlia di Jairo e la guarigione di un sordomuto (5,24-34; 7,24-30), le moltiplicazioni dei pani e dei pesci (6,33-44; 8,1-10).

Generalmente i miracoli, intesi come manifestazione di potere divino, servono per legittimare l’autorità di una guida religiosa o per confermare la sua parola. Nel caso di Gesù, confermano il suo essere figlio di Dio, il Messia promesso. Svelano l’identità di Gesù, agli occhi dei contemporanei. Anche il diavolo, nell’episodio delle tentazioni, per due volte aveva istigato Gesù a compiere miracoli per dimostrare che lui era il Messia atteso. Più tardi sarà lo stesso Battista a mandare due dei suoi discepoli a chiedere a Gesù se fosse lui l’atteso o bisognasse aspettarne un altro. Gesù non risponde con parole, ma indicando ciò che lui compie. I miracoli rivelano non solo il suo potere divino, ma che lui è il Messia, il figlio di Dio. Annunciano inoltre l’arrivo del tempo escatologico, il tempo finale dell’intervento di Dio nella storia, in cui la natura, corrotta dal peccato, sarà ricreata e i colpiti dagli effetti di questa corruzione, storpi, ciechi, lebbrosi, posseduti e malati di ogni tipo, saranno guariti e liberati. In Gesù, dunque, e nei suoi miracoli di guarigione, é Dio che si rivela all’umanità. Per Marco, Gesù e i demoni si affrontano nella “battaglia finale“ (escatologica): Gesù ne esce vittorioso e per questo egli potrà proclamare che “il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino“(Mc 1,15).