Gv, 6,37-40
Morte come trasformazione: 
La morte non è la fine dell’esistenza, ma il passaggio da una vita fisica a una vita
spirituale, una trasformazione simile a quella di un seme che diventa spiga. 
Presenza dei defunti: 
I defunti non sono assenti, ma esistono in una dimensione più piena e più intensa. È
necessario aprire gli occhi e il cuore per accorgersi della loro presenza attraverso la vita
che comunichiamo agli altri, che è il modo più vicino a Dio. 
La volontà di Dio: 
La volontà di Dio è comunicare vita abbondante e non è legata agli eventi tragici della
vita. Egli non è un Dio dei morti, ma dei vivi, e la sua volontà è che nessuno perda nulla di
ciò che gli è stato dato, ma che venga resuscitato nell’ultimo giorno. 

“Lasciateli andare”: 
È fondamentale non trattenere i defunti con il dolore e il ricordo ossessivo, ma lasciarli
andare. Questo non li allontana, ma li fa entrare nella pienezza divina, avvicinandoli
ancora di più. 
L’amore come risposta alla morte: 
La vera risposta alla morte non è la vita, ma l’amore. Non si tratta di resistere alla morte,
ma di affidarsi a Dio come ha fatto Gesù sulla croce. 
Aprire gli occhi:
Non guardare al cielo e non rimanere attaccati al corpo fisico conosciuto, ma accogliere la
presenza dei defunti con stupore. 
Orientare la vita al bene degli altri: 
Per percepire la presenza dei defunti, è necessario sintonizzarsi con l’amore di Dio, che si
riceve comunicando vita agli altri. 
Accogliere la morte come alleata: 
Comprendere che la morte è un processo naturale e non una punizione, e che le due, vita
e morte, sono alleate per la piena riuscita dell’esistenza.