MORTE E’ PIENEZZA DI VITA.

IL PERCORSO VERSO UNA NUOVA LETTURA DELLA NOSTRA MORTE

 

Premessa: L’obiettivo non è convincere nessuno, ma da tempo provo a riflettere sul tema morte-vita e vi comunico quanto dal vangelo ho colto di nuovo o di conferma alle mie riflessioni. Alcune riflessioni sono nuove anche per me che sono in ricerca

 

  1. RIAPPROPRIARCI DELLA MORTE

Vorrei che provassimo a “riappropriarci della morte”. Da molti anni la maggioranza della gente muore in ospedale (o in un ricovero per anziani,o di incidente.

La casa non è più il luogo privilegiato della morte, dove la stanza del morente era piena di parenti, amici, anche bambini che ritenevano una cosa normale stare vicino a chi lascia la vita. Oggi li allontaniamo soprattutto i bambini per non “impressionarli” e così si muore da soli, raramente con accanto qualcuno dei propri cari che ti tiene la mano, intubati, con le flebo al braccio, ventilati dall’ossigeno per “allontanare” la morte.

Morire normalmente non è più un diritto ed anche la morte improvvisa ,da cui si voleva essere liberati , oggi è la più attesa (possibilmente nel sonno).

 

  1. MORIRE ERA QUASI UN’ARTE.

Si parlava dell’arte di morire, vi erano manuali per prepararsi alla buona morte.

Anche il termine “morte” è diventato un tabù: niente bimbi intorno alla nonna/o o madre/padre malati, anzi al malato stesso si nasconde la malattia che porta alla morte.

E si cercano anche i motivi per cui morire: quale è stata la causa della morte, non si accetta come passaggio naturale della vita.

Ci sono “commedie macabre”, in molti casi, accanto al letto di chi sta morendo, si nascondono le condizioni reali, il malato perde il diritto di sapere che sta morendo.

“No, non è un tumore, è una …. gastrite”. “Non far capire”  – mi dicevano quando ero cappellano di ospedale  – “tu che gli dai l’unzione dei malati, potrebbe spaventarsi”. E lei/lui erano lucidi, capivano la situazione.

Qualche volta il malato stesso diceva “Non far capire a mia moglie che so bene che sto morendo”.

La persona diventa “oggetto”, non è più una persona nel momento più importante della vita: quando sta per staccarsi da tutti.

 

  1. MORTI, MA VIVENTI

Molti cristiani non sono neanche sfiorati dall’insegnamento di Gesù che ci ha regalato “una vita capace di superare la morte e continuano a vivere con le idee e le paure dell’Antico Testamento (la risurrezione nell’ultimo giorno) o della filosofia greca (dell’immortalità dell’anima).

Il Vangelo ed il Nuovo Testamento hanno una visione diversa. Quando, per esempio, parla di Erode e della festa del suo compleanno usa una parola (greca: gehenesiois) che indica “anniversario di morte”, mentre  per gli altri (greco: glienetilia) compleanno, genetliaco. Ed è fatto intenzionalmente: Erode, il potere anche se è vivo, è già un morto, da commemorare, infatti fa portare in sala solo il vassoio con la testa di Giovanni Battista decapitato.

Così gli “arricchiti” (ricchi) che hanno accumulato tesori sulla pelle del lavoro altrui e se la ridono sono “morti viventi”, Luca dice “Ahi, attenti, siete come morti da compatire” (Lc. 6,24-25).

E’ anche ironico: i ricchi sono persone potenti, ma umanamente piccoli, non cresciute, come Zaccheo (“di infima statura”), che non era all’altezza di Gesù. Invece chi fa dono di sé non è ricco, ma è “Signore” per il Vangelo.

 

  1. Cristo nel libro dell’Apocalisse viene presentato come VINCITORE DELLA MORTE. Che senso ha?

Dice letteralmente “colui che fu morto ed è tornato in vita” (Ap. 2,8) e poi “Rimani fedele fino alla morte e ti darò la corona di vita” (Ap. 2,10).

La morte fisica non interrompe la vita del credente .Poi vi è una “morte seconda”: “Beati quelli che prendono parte alla prima risurrezione, su di loro non ha potere la morte seconda” (Ap. 2,8). La prima morte è quella biologica. La seconda è la presa d’atto del fallimento della vita, della mancata risposta agli stimoli vitali in tutta la propria esistenza: aver vissuto a vuoto.

L’uomo creato ad immagine di Dio possiede la caparra dello Spirito, realizza se stesso rispondendo agli stimoli vitali che fanno crescere, maturare. Le scelte positive compiute gli hanno dato una struttura stabile, definitiva: la vita eterna.

Le scelte negative possono distruggere l’immagine che ognuno è chiamato a realizzare e la persona rimane svuotata di energie vitali, già morta senza prospettive vitali.

 

  1. GESU’ SPIEGA QUESTO CON PARABOLE per farsi capire dai semplici: la rete gettata in mare che tira su pesci “belli” e “marci” (questi vengono gettati).

Poi Matteo fa annunciare da Gesù le persecuzioni cui andranno incontro per la fedeltà al messaggio e dice “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere la vita!” (Mt. 10,28).

 E Dio sta dalla parte di questi, i persecutori non vinceranno.

Che cosa dice, invece: credere ai valori del sistema, del profitto, della ricchezza (Mammona), del potere ad ogni costo, della repressione, dello sfruttamento uccide la vita, conduce alla distruzione della propria esistenza.

 

  1. Dai vivi che sono morti, il Nuovo Testamento passa ai morti che sono vivi.

L’esperienza della comunità cristiana era che Gesù non risuscitava i morti, ma comunicava vita capace di superare la morte. Era una convinzione profonda e Paolo diceva “Con lui ci ha risuscitati e fatti sedere nei cieli in Cristo” (Efesini 26). “Se dunque siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù” (Col. 3,1).Il vangelo di Filippo (apocrifo, non riconosciuto) dirà “Chi dice che prima si muore poi si risorge sbaglia. Se non si risuscita mentre si è ancora in vita non si risuscita più: è questa la vita da rendere senza fine”.

Quando “Gesù spirò” (non morì) la comunità parla di una “vita capace di superare la morte: a lui non è stata tolta, ma l’ha donata a noi” (Gv. 10,18).

Alle donne al sepolcro i due uomini in vesti sfolgoranti dicono “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” Non hanno compreso che la qualità di vita che  Dio gli ha donato, gli ha fatto passare la soglia della morte e, quindi, non lo trovano in un luogo di morte.

Gli evangelisti dicono “Lasciò, donò lo spirito” non morì. La sua vita la comunica: è la stessa che ha ricevuto dal Padre nel Battesimo (Mt. 3,16).

 

  1. VITA ETERNA. Noi abbiamo una lettura sbagliata chiamandola eterna come durata, la diciamo solo infinita, ma invece  è vita in pienezza ,di qualità e il senza fine è effetto della qualità.

 Non è un premio per il futuro, ma condizione della vita che viviamo, infatti scrive Giovanni del credente in Gesù “Chi crede ha la vita eterna” (3,15). Non è qualità, condizione dopo la morte per chi si è comportato bene, ma una qualità di vita a disposizione subito, ora, per chi ha accettato Gesù ed il suo messaggio e collabora a trasformare il mondo nel Regno di Dio. E non pare essere l’accoglienza di Gesù, ma di questo messaggio che ci aiuta a vivere per sempre .Quindi anche un non credente in Cristo ha la vita eterna subito se vive i valori della vita “eterna”..

Gesù altre volte dichiara (Gv. 6,54) “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha (non avrà) la vita eterna”.” Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno” (Gv.6,50). “Se uno osserva la mia parola non vedrà mai la morte” (Gv.8,51).

In sostanza dichiara che chi vive come lui non farà l’esperienza del morire.

 

  1. Gesù lo spiega partendo dall’idea farisaica della “risurrezione” per farsi capire dagli ebrei, ma cambiandone il contenuto; però quando si rivolge ai pagani non parla di risurrezione, ma di vita capace di superare la soglia della morte. “Chi perde la propria vita per causa sua e del Vangelo la conserva” (Marco 8,35).

Gesù non viene a prolungare la vita fisica che l’uomo possiede ritardando la morte, ma a comunicare la vita piena che possiede, che permette a noi di oltrepassare indenni la soglia della morte.

Gesù afferma “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv. 14,6) e dichiara “Chiunque vive e crede in me non morrà mai” (Gv. 11,26).

 

  1. La chiesa, il 2 novembre, non celebra il ricordo dei morti, ma dei defunti. E non è una distinzione da poco. Perché per i morti è finito tutto, ma” Gesù non è un Dio di morti, ma di viventi, perché tutti vivono per lui” (Lc. 20,38). Non risuscita i morti (Dio dei morti), ma comunica la sua stessa vita indistruttibile ai vivi (Dio dei vivi) che hanno terminato il primo cammino.

Defunto infatti significa “adempiuto, compiuto, terminato”, che ha vissuto  il suo tempo, ora è trapassato, passato da un luogo  in altro luogo, da una dimensione visibile ad una nuova invisibile. Quindi dovremmo  cambiare i termini da confrontare, non più vita-morte, ma meglio nascita-morte, ingresso e uscita dalla vita.

La nascita come nuova vita, è  uscita dal ventre della madre per continuare a vivere e scoprire l’amore con cui l’attende. Il giorno della morte era detto “Dies natalis” (è detto ancora per i Santi), lasciare un mondo per nascere in un altro in cui Dio lo avvolge di amore ,dove  il sogno della sua esistenza viene coronato.

 

  1. IMMAGINI DEL MORIRE

Noi parliamo di morte che non è possibile sperimentare la morte in proprio, perciò prendiamo immagini dal ciclo della vita degli altri. I termini evangelici usati sono : dormire, seminare, splendere.

DORMIRE. Matteo dice “La ragazza non è morta, ma dorme” (9,24).

Giovanni (11,11) “Il nostro amico Lazzaro si è addormentato …. è morto”.

Anche la parola “cimitero” (dal greco koimeterion), che significa dormitorio, non ha l’aria funebre di luogo riservato ai morti.

In tutto il Medio Evo (ed ancora oggi in alcune città sovraffollate del sud del mondo, es. Cairo la notte i senza dimora dormono nei loculi liberi) le persone avevano familiarità con i cimiteri; era normale trovarvi all’interno botteghe, mercanti, tanto che nel 1231 il Concilio di Rouen proibisce la danza ed altro e nel 1405  proibiscono di  fare musica e giocoleria nei cimiteri. Era considerato il cimitero il luogo di riposo ristoratore in cui si riprendeva forza ed energia per l’esistenza.

SEMINARE. Ricordiamo Gv. 12,24 “Se il chicco di grano caduto in terra non marcisce, rimane solo, se muore crescerà”.

Per il Nuovo Testamento la morte è condizione per liberare tutte le energie, è condizione per manifestarsi in forma nuova “Si semina corruttibile, risorge incorruttibile” (1 Cor. 15,42). Nell’arco della sua esistenza l’uomo non riesce a sviluppare tutte le sue potenzialità, con la morte si liberano le energie e si sviluppano, fioriscono tutte le capacità della persona.

SPLENDERE.  Nei Vangeli  Luca (9,28-36), Matteo (17,15) e Marco (9,2-6) presentano quale è la condizioni dell’uomo che passa la morte. Matteo e Marco la mettono il sesto giorno, giorno della creazione dell’uomo, in cui vedono la realizzazione più grande di Jahvè. I tre discepoli problematici (sono testimoni della sua cattura) di Cristo si ricorderanno che la morte è un passaggio verso la piena condizione.

Gesù dice Matteo  “Fu trasformato davanti a loro e il suo volto divenne splendente come il sole” (mt. 17,2) cioè rende visibile la condizione divina, dirà Matteo altrove “I giusti splenderanno come il sole nel Regno del Padre” (Mt. 13,43).

Con questo presentano Gesù che è passato attraverso la morte che lo trasforma e lo rende splendente.

Paolo dirà “Noi tutti veniamo trasformati in quella medesima immagine, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2 Cor. 3,18).

 

  1. MORTE COME TRASFORMAZIONE

Attraverso la morte la persona continua la sua esistenza in una dimensione diversa, in crescita continua, verso la piena realizzazione (dice il prefazio dei defunti “la vita non è tolta, ma trasformata”). Si tratta di tutta la vita, la persona e non l’anima.

L’Apocalisse 14,13 dice “Beati fin d’ora i morti che muoiono nel Signore. Si ,dice lo Spirito ,riposeranno dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono”.

Usa due diverse parole morte e beati per dire che la morte eterna non ha l’ultima parola nella vita del credente: è passaggio e pienezza di vita definitiva.

 

  1. RIPOSO ETERNO

“Riposeranno dalle loro fatiche” indica che continuano l’esistenza nella pienezza di Dio. Riposo non indica chiusura delle attività, ma è condizione divina, come  il creatore che “Compì l’opera che aveva fatto e il settimo giorno si riposò” (Gen. 2,2). Collabora il settimo giorno all’azione divina del creatore,è un riposo creativo.

L’affetto, l’amore che ha verso i suoi cari non viene allentato o rotto, ma arricchito dall’abbraccio del Padre. La morte, dunque, potenzia i rapporti umani. Con sé porta le sue opere, compiute nell’esistenza terrena, ed innesca il processo di trasformazione che viene potenziato con la morte. La vita dell’uomo, armonica, biologica e spirituale, subiscono con la morte un cambiamento: il corpo inizia il suo lento disfacimento, mentre la parte spirituale continua la crescita e continuerà a svilupparsi.

Paolo prova a dire la sua impressione “Per questo non ci scoraggiamo, ma anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore cresce di giorno in giorno” (2 Cor. 4,16).

Morte può essere vista come trasformazione o realizzazione della persona: proiettata verso una vita nuova.

 

 

  1. MORTE DESIDERABILE DI PAOLO

Nell’Antico Testamento era presente la risurrezione e la morte desiderabile coincideva con età avanzata “vecchi e sazi di giorni” (Gen. 25,8), figli, salute.

Gesù ha un messaggio diverso e dice: niente paura della morte che non è più fine vita, ma passaggio verso una dimensione più intensa della vita dal momento che “la morte è stata ingoiata nella vittoria” (1 Cor. 15,54).

Paolo dirà anche che la desiderava “Preferiamo partire dal corpo e abitare presso il Signore” (2 Cor. 58), ma poi dice che forse è meglio continuare a vivere per il bene degli altri (Fil. 1,26)

 

Nb. Queste riflessioni sono tratte dal CENTRO BIBLICO VANNUCCI di Montefano e in particolare da 2 conferenze di padre ALBERTO MAGGI, biblista e teologo “MORTE pienezza di vita”  e “CHIUNQUE VIVE E CREDE IN ME NON MORRA’ IN ETERNO “

 

Torino 2016.4 chiesa di san Rocco ,Fredo Olivero.