DIO GUARDA IL CUORE DELLE PERSONE

 

Dalle Scritture si vede quale è il filo conduttore delle scelte di Dio dove si dice: mentre l’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore (1^ libro di Samuele 16,7).

Dio, per il suo progetto, sceglie le persone che gli uomini giudicano meno adatte e che avrebbero scartato.

Nel vangelo di Marco il criterio, per la scelta dei discepoli, è identico (1,16-18): forma un gruppo e non lo fa con uomini perfetti, colti, preparati, di buona reputazione. Non va in un monastero per chiamare monaci, né sceglie sacerdoti, farisei, gente pia e ricca, ma semplici pescatori per farli pescatori di uomini, cioè per togliere gli uomini dal pericolo di morte e dare loro  vita nuova.

Poi sceglie Levi (Matteo):  “era seduto al banco delle imposte e gli disse: Seguimi . Si alzò e lo seguì” (Marco 2,14). Era un doganiere, odiato a morte da tutti i cittadini perché era una categoria di estorsori e ladri, esigevano, per profitto personale, più del dovuto. Dopo l’appalto avevano mano libera e facevano quello che volevano. Erano considerati ladri ufficiali, feccia della società.

Gesù sceglie uno di questi mentre sta facendo i suoi affari, seduto ad un banco, a contare le sue monete, considerato da tutti un mascalzone. Eppure lui si alza , lascia tutto  e lo segue .

Inoltre, per festeggiare l’entrata nel gruppo dell’esattore Levi, organizza una cena con questa feccia, scandalizzando i religiosi farisei. Per loro erano rifiuti della società e vengono invitati a mangiare insieme a chi si proclama Messia, profeta di Dio.

Tra i discepoli non ci sono farisei, persone considerate pie, religiose, che digiunavano pubblicamente né uomini della legge.

Prende, nel gruppo, un certo Simone che fa parte del partito degli “zeloti” (Marco 3,18), rivoluzionari che volevano liberarsi con la forza dal dominio romano.

Ogni evangelista presenta queste scelte con stile diverso, ma la linea è simile: Gesù di Nazaret sceglie quelli che gli uomini avrebbero scartato.

Per Giovanni, Gesù di Nazareth sceglie ancora una donna per farsi conoscere come messia, l’inviato da Dio: la samaritana quindi eretica, adultera ,che ha avuto 5 mariti e, in quanto donna, considerata non credibile.

E’ chiaro che Dio ha criteri diversi da quelli degli uomini.

Gesù, inoltre, non obbliga nessuno a seguirlo: invita, dice le sue condizioni e non obbliga a restare.

Ricordiamo Giuda: resta con lui, ma poi lo vende per “30 denari d’argento” (il prezzo di uno schiavo o di un non cittadino).

Ma sulla proposta è chiaro: se non condividete, siete liberi di andarvene. “Volete andarvene che voi?” (Giovanni 6,67)

La chiamata del giovane ricco è illuminante. Questi dice a Gesù di Nazareth “Cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?” Gli risponde “Osserva i comandamenti”. Alla risposta: li ho osservati, Gesù replica “Se vuoi diventare maturo, va, vendi i tuoi averi e dalli ai poveri ….. poi vieni e seguimi”. E il giovanotto se ne andò triste. Nessun richiamo: non lo rincorre.

Gesù, infatti, non vuole far osservare ai suoi discepoli delle regole, ma cambiare la società umana, propone nuovi valori e prospettive perché si realizzi il “Regno di Dio”, un mondo di pace e giustizia, dove gli uomini siano solidali e la dignità sia di tutti.

A chi lo accoglie e lo segue, chiede fedeltà al suo programma di vita, chiede di essere testimone, continuatore della sua proposta con la propria vita.

Per spiegare questo usa la parabola della vite e dei tralci: se questi tralci  non rimangono attaccati alla vite non portano frutti. Se i fedeli mantengono il collegamento vitale con lui, sono vivi e, man mano, il Signore stesso li “purifica”, ma se si staccano, seccano e servono solo per essere bruciati.

Questo non significa che la vita di una persona non abbia senso, non abbia valore se non è cristiana. Anche se non è credente la sua vita ha la stessa dignità di “persona”, uomo o donna, del discepolo ed un futuro aperto alla vita.

Ma è la prospettiva di vita che Gesù di Nazareth porta che può essere liberante per chi la vive, la sperimenta anche in comunità, senza sentirsi, per questo, mai “superiore” né ai non credenti, né ai non cristiani.

 

Fredo Olivero, Torino comunità di San Rocco 2014.5