Marco 6, 1-6

UN PROFETA NON E’ DISPREZZATO SE NON NELLA SUA PATRIA

Il brano di Marco presenta la situazione triste ed imbarazzante del popolo sottomesso all’autorità religiosa: non può permettersi di avere una propria idea, una valutazione diversa.

La religione impone la lettura anche dei fatti  concreti come vuole lei .

Diremmo – in linguaggio ecclesiale – è il peccato contro lo Spirito Santo dell’autorità religiosa.

Il testo: “Gesù venne nella sua patria” (è a Nazareth, ma non lo nomina per estendere la situazione a tutto il paese). “Giunto il sabato si mise ad insegnare nella sinagoga (è la seconda volta, la prima era stata a Cafarnao, la reazione era stata positiva, ma aveva screditato i teologi ufficiali).

Ora contrattaccano: la gente è attenta e stupita. Si dice “dove ha imparato queste cose?” Dove prende questa saggezza? E quanto fa con le sue mani, in nome di chi lo fa?

Dicono i capi: agisce in nome di Belzebùl, capo dei demoni! Ed impongono questa lettura diabolica del suo operato. E’ una specie di stregone! così la chiesa ufficiale .

Allora iniziano ad infamare “Non è il figlio di Maria?” (non di Giuseppe … come di solito dice la tradizione), come dire che la sua paternità è incerta e lo dicono con disprezzo. La finalità era creare scandalo, non permettere che venisse apprezzato per il modo con cui si pone davanti a Dio e lo propone alla gente.

Rischio che corrono le religioni tutte, anche oggi. Quando si sostituiscono alla coscienza delle persone, quando impongono criteri e valutazioni. Stiamo attenti anche oggi, lasciamo scegliere le persone.

La conclusione amara di Gesù che riporta Giovanni

“Venne tra i suoi ed i suoi non lo hanno accolto”.

Qui dice “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria”. I profeti hanno un compito preciso: allargare lo spazio, far respirare, dilatare la conoscenza di Dio.

.Ma il popolo vive questa sottomissione alla religione imposta (che ancor oggi vediamo in molte forme religiose integraliste, e tra gli integralisti anche cattolici). E Gesù si meraviglia che non riescano a superarla.

La tristezza di Gesù è vedere come uno strumento di liberazione, la fede, sia diventato oppressione delle coscienze tanto da impedire la conoscenza di Dio alla gente normale.

E’ il rischio di sempre, di ogni fede che diventa religione, sostituisce le responsabilità personali e poi diventa regime.