Mt. 9,36-10,8

LA MESSE E’ ABBONDANTE, MA GLI OPERAI SONO POCHI

L’evangelista ci presenta Gesù che predica nelle sinagoghe, per gli ebrei usando un linguaggio, uno stile letterario che loro possono comprendere, per i pagani, invece, annuncia il Regno dei Cieli e guarisce ogni malattia ed infermità. Non si può parlare e prendersi cura dello spirito delle persone se anche il corpo non è integro, non è sano.

Il brano di questa domenica dice “vedendo le folle, ne sentì compassione” che è caratteristica dello sguardo di Dio, quando Dio vede ha compassione, la compassione non è un sentimento, ma un’azione con la quale comunica vita a chi non ce l’ha.

Gesù si rifà alla richiesta di Mosè, nel libro dei Numeri, quando prega il Signore perché la comunità non sia un gregge senza pastore. L’intento di Gesù è polemico in quanto non sono pecore che non hanno pastore, ma, anzi, ne hanno troppi che, però guardano ai propri interessi, al proprio tornaconto, non ai bisogni della comunità, per questo il popolo si disperde. Gesù dice ai suoi discepoli che la messe, il campo è abbondante, ma gli operai che vi lavorano sono pochi. Per cui invita a pregare il Signore del campo, non perché mandi pastori – l’unico pastore è Gesù – ma mandi operai. Cioè invita a pregare perché i suoi discepoli prendano coscienza dell’importanza di questa attività, non è pregare per le vocazioni, ma per tutti, affinchè si impegnino. 

Gesù dà ai dodici (numero che indica il popolo di Israele che lo sta seguendo) potere sugli spiriti impuri. Lo Spirito è una forza esterna all’uomo che, se viene accettata, il suo influsso agisce nell’interiorità dell’individuo. Quando questo Spirito, questa forza viene da Dio separa dal male, quando viene da forze nemiche di Dio trattiene la persona nelle tenebre, nel male.

Quindi Gesù dà il potere di liberare le persone da ciò che le domina, le limita, di guarire ogni malattie ed ogni infermità.

Nel brano viene fatto il nome di tutti gli apostoli – il termine apostolo non indica una funzione, ma una attività, significa essere inviato. I nomi non sono uguali in tutti gli evangelisti, in quanto non si vuole indicare 12 persone concrete, precise, ma l’ideale del popolo di Israele che ha seguito Gesù. In questo brano il primo e l’ultimo sono quelli che lo rinnegano (Pietro e Giuda Iscariota), poi ci sono nomi che compaiono nel vangelo: Giacomo, Giovanni, Matteo (il pubblicano, cioè la persona impura, anche lui accolto nel gruppo), anche Simone il cananeo, che non vuole dire abitante della Cananea, ma zelota, quindi rivoluzionario. Gesù, insomma, accoglie tutti quelli che hanno dentro di sé il bisogno di pienezza di vita. Non attende persone perfette, ma così come sono!

Gesù li invia ordinando (è la prima volta che comanda, quindi si tratta di qualcosa di importante) di non andare dai pagani e nelle città della Samaria, perché sa bene che gli apostoli sono ancora immaturi, continuano ad avere in testa l’immagine del Messia del figlio di Davide, del trionfatore, colui che dovrà dominare, sottomettere i popoli. Quindi, con questa impostazione mentale, potrebbero fare solo danni. Sarà solo dopo la sua risurrezione, che dirà ai suoi discepoli “andate in tutte le nazioni”. Per ora si limita ad inviarli alle pecore perdute della casa di Israele. 

Chiede loro di predicare il Regno dei Cieli, che non sta nei cieli, ma che è la società alternativa che lui è venuto a proporre, a creare, e che, quindi, è qui, è vicina.

Gli effetti di questa predicazione sono prolungare le sensazioni di Gesù, pertanto comunicare vita, arricchire vita, restituire vita che l’evangelista riassume in: guarire gli infermi, risuscitare i morti, purificare i lebbrosi, scacciare i demoni. L’ultimo invito, soprattutto, è il più importante: gratuitamente avete ricevuto – l’amore di Dio non viene dato per i meriti, ma per i bisogni delle persone, ed è dato gratuitamente ed altrettanto gratuitamente deve essere donato. La garanzia che il discepolo è inviato dal Signore è data dal fatto che lo fa disinteressatamente, se lo fa per il proprio interesse, per la propria convenienza non viene da Dio.