CHIUNQUE VIVE E CREDE IN ME NON MORRA’ PER SEMPRE”

 (Giovanni 11,26)

MORTE, RISURREZIONE, INFERNO, VITA OLTRE LA MORTE

Parto dall’esperienza della morte di una persona cara ,che ho vissuto in questo periodo : dolore, pianto, disperazione, un misto di rabbia e voglia di partire con lei, con chi si è “perduto”.

Chi ci sta vicino ci “consola”?

“Dio l’ha preso … l’ha tolto … l’ha chiamato”. Sono  parole che, “interpretando” il pensiero di Dio, suscitano rabbia; invece del Dio che ci ama, parlano di un Dio padrone che ci fa piangere, quasi torturatore, quello che ci ha tolto la persona cara.

Poi altre affermazioni ancora per consolare: “Dio coglie i fiori più belli dal suo giardino”; se è  un giovane a mancare si sente dire “era già maturo”; oppure “i più buoni Dio li vuole con sé” (noi che restiamo siamo i peggiori?).

Usiamo un linguaggio corretto con il Dio di Gesù Cristo. Dio accoglie: non vuole che vinca la morte, ma ne vuole distruggere gli effetti, accoglie con la tenerezza del suo amore.

Se muore poi un giovane, che è trattato, oggi, di fatto, nella società  come “inservibile per il lavoro”, diciamo “riposa”. Già non riescono a star fermi, figuriamoci a risposare per l’eternità!

 

Gesù che cosa ci prospetta?

Mai riposo eterno, mai contemplazione eterna, ma ci dice LA VOSTRA VITA CONTINUA!

La vita e tutto quello che contiene di bello fino a realizzarsi pienamente.

Per darci un’immagine del fatto,parla di festa, un banchetto di nozze (massima espressione di allegria, di festa più coinvolgente per un ceto semplice).

Gli ebrei del tempo della Bibbia(5 primi libri,il pentateuco) non credevano nell’aldilà

(non c’è in ebraico neanche la parola).

‘Olam significava un “tempo lontanissimo, futuro o passato”.

Morte era “fine di tutto”: tutti, buoni e cattivi, finivano nello sheol (grande caverna sotterranea, dove, ridotti ad ombre, larve, si nutrivano di polvere).

“I morti non vivranno più, le ombre non risorgeranno” (Isaia 26,14).

Verso il 200 A.C. Qoèlet (predicatore) sottolinea questo: “La sorte di uomini e bestie è uguale: come muoiono quelli, anche queste … non esiste superiorità dell’uomo … tutto è vanità. Tutto è venuto dalla polvere e ritorna nella polvere” (Qoèlet 3,19-21). “Una medesima sorte tocca a tutti” (Qoèlet 9,3) “tutto è finito” (Qoèlet 9,6).

Il predicatore dice: si lascia tutto, amori, affetti, interessi. Non esiste aldilà, retribuzione per il bene o il male fatti su questa terra. Il bene era compensato con una  lunga vita, abbondante prole, prosperità. Il male punito con vita breve, miseria, sterilità.

La colpa dei padri cadeva sui figli per quattro generazioni (Deuteronomio).

Ezechiele, profeta: Dio retribuisce subito le azioni dell’uomo.

Gli autori del “Libro di Giobbe” (riflessione lunga, di secoli) presentano”Giobbe”, un personaggio anonimo,uomo buono, ricco, con figli e mandrie, che viene colpito dalla disgrazia.

Gli amici lo consolano, ma lui contesta: non è vero che i buoni sono premiati ora .

Un anonimo del 2° secolo A.C. (nel libro dei Maccabei) parla di ritorno alla vita dei morti. La risurrezione: solo per gli ebrei. “Molti, che dormono nella polvere, si desteranno…” (Daniele, 12,1-2), gli uni per la vita “eterna”, gli altri per l’ignominia eterna, cioè il  fallimento definitivo.

Fuori dalla bibbia ebraica (Pentateuco), nel testo secondo dei Maccabei, troviamo il racconto della madre e dei 7 figli torturati ed uccisi, dove viene espressa la parola “risurrezione per la vita eterna e nuova” per i martiri, ma morte definitiva per i torturatori.

Queste espressioni saranno condannate dai sadducei (perché sono fuori dei 5 libri riconosciuti), mentre le faranno proprie i farisei, laici, impegnati,gli scribi osservanti  delle regole della legge.

I giusti ritorneranno alla vita, il cattivo andrà allo sheol. Si limita ad Israele la vita , niente per i pagani e per chi muore fuori della terra promessa.

Più tardi i farisei diranno: risorgono anche i pagani per il giudizio finale. Solo chi ha osservato la legge entrerà nel “giardino dell’Eden” (il paradiso, dall’iraniano “pardiz” che significa parco).

Gesù non parla mai di paradiso nei vangeli, solo di una vita capace di superare la morte (che diciamo noi, eterna).

Al ladrone sulla croce dice “Sarai con me nella vita definitiva” (Luca 23,42).

Con “supplizio eterno” Gesù intende condanna definitiva, ma non un tormento che durerà in eterno.

Infatti è la “credenza dell’inferno” come luogo di torture eterne che ha fatto del cristianesimo la religione più omicida.

Infatti, chi attribuisce al Dio dell’amore universale la capacità di torturatore eterno, sopporta anche che condanni e tormenti per tutta l’eternità una persona solo perché è pagana: “Fuori dalla chiesa nessuna salvezza!” (Concilio di Firenze, 1442).

Ma non è così.

Come si fa a considerare chi ha una fede diversa “privo di qualsiasi valore”?

I conquistatori “cristiani”, che hanno condannato all’estinzione le popolazioni indigene del Nord e Sud America, sono coerenti con questa visione di “inferno”.

Eliminiamo l’inferno dalla nostra cultura per rifiutare in terra i vari inferni dell’ingiustizia.

Gesù non parla mai di risurrezione, ma prospetta sempre una vita capace di superare la morte fisica.

La “vita eterna” che Gesù ci offre non è eterna  per la durata indefinita, ma per la qualità: la durata senza fine è dovuta alla qualità di vita.

Gesù ne parla al presente, non al futuro: qualità di vita a disposizione subito, per chi accetta il messaggio e vuole trasformare il mondo.

Giovanni “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (6,54). Se uno osserva la mia parola non morirà mai (8,51), non farà l’esperienza del morire.

E’ la persona intera che continua a vivere (non l’anima): è la vita che ha attraversato la morte, quella che chiamiamo “risurrezione”.

 La vita continua in tutta la persona e passa la soglia della morte.

“La vita non è tolta, ma trasformata” (prefazio messa dei defunti). La persona è accolta a far parte della pienezza di Dio e non fa l’esperienza della morte (“chiunque vive e crede in me non morirà mai”).

Quindi riassumerei: secondo Gesù – alla fine dei tempi – non vi è una risurrezione, ma una vita capace fin d’ora  di continuare a vivere oltrepassando l’esperienza della morte.

 

(scheda biblico-pastorale redatta da Fredo Olivero

 San Rocco – novembre 2012)