Lc 11,1-13

CHIEDETE E VI SARA’ DATO

L’unica preghiera insegnata da Gesù, il Padre Nostro, ci è giunta in tre versioni differenti
tra loro. Questo perché gli evangelisti non intendevano trasmettere le parole esatte di
Gesù, ma il suo profondo significato. Del Padre Nostro abbiamo quindi una versione
in Matteo, la più lunga, poi una versione più breve, questa di Luca che ora
commenteremo al capitolo 11, e poi nel primo catechismo della chiesa che si
chiama Didaché, una parola greca che significa “insegnamento”. Questo è un pane
speciale perché viene richiesto a Dio. Probabilmente la traduzione “super-super-
stantialem” era quella esatta. Chi è questo pane? Questo pane è la presenza di Gesù al
centro della comunità, come è al centro del Padre Nostro, Gesù come alimento, come
parola che alimenta la vita e come pane, il pane dell’Eucaristia che dona la forza di vivere
questa parola. Quindi non si richiede il pane. Gesù aveva detto: “Non vi affannate, non
state in ansia su cosa mangerete o cosa berrete! A queste cose pensano i pagani. Se
viene richiesto a Dio è perché è la presenza del Signore come alimento di vita.
Poi la clausola “e perdona”, cioè letteralmente cancella, “a noi i nostri peccati, anche noi
infatti perdoniamo” – cancelliamo – “a ogni nostro debitore”. Dio ci perdona, ma il suo
perdono diventa efficace e operativo nel momento che si traduce in perdono per gli altri.
Poi l’ultima delle invocazioni, anche questa tradotta male, specialmente in Matteo, ha
provocato tanti problemi … il famoso “non ci indurre in tentazione”! Ora la traduzione ha
migliorato. “Non abbandonarci alla tentazione”, letteralmente alla prova.
Qual è questa prova alla quale la comunità chiede di non essere abbandonata? E’ la prova
nella quale ha fallito. Gesù nell’orto degli ulivi aveva chiesto ai discepoli: “Pregate per non
entrare nella prova, per non cedere alla prova”. La prova era quella di Gesù che veniva
catturato come un malfattore, che finiva assassinato come un delinquente, come un
maledetto da Dio, una prova che ha messo in crisi la comunità. Allora Gesù chiede in
questa preghiera alla comunità di chiedere di rimanere forti nel momento della prova, nel
momento di questa tentazione.
Poi il brano si conclude con la piena fiducia nel Signore e soprattutto con un aspetto molto
importante: l’unica cosa che Gesù garantisce che sarà data è normalmente quella che
meno si chiede nell’elenco, nelle liste delle preghiere. Infatti il brano si conclude dicendo:
“Se voi dunque, che siete cattivi”, non per dire che siamo cattivi, ma per paragonare la
bontà del Padre al nostro atteggiamento verso gli altri dice che siamo cattivi, “sapete dare
cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo
(letteralmente Spirito Santo senza l’articolo, perché non dà la pienezza dello Spirito Santo,
ma Spirito Santo nella misura con cui la persona è in grado di accoglierlo) a quelli che
glielo chiedono!».
Ecco è l’unica cosa che Gesù garantisce che il Padre darà. Spirito Santo. A che serve
questo Spirito? Lo Spirito è la forza dell’amore di Dio che serve per realizzare il disegno
d’amore del Padre su ognuno di noi. Perché Dio non governa gli uomini emanando leggi
che questi devono osservare, ma comunicando loro il suo Spirito, l’energia interiore che fa
comprendere la strada da percorrere

SINTESI
L’unica preghiera insegnata da Gesù, il Padre Nostro, nel vangelo di oggi è nella versione
di Luca.
Il pane di cui si parla è la presenza di Gesù al centro della comunità. Gesù come alimento,
parola che alimenta la vita e pane, il pane dell’Eucarestia, che dona la forza di vivere
questa parola.
E poi il perdono. Dio ci perdona, ma il suo perdono diventa efficace ed operativo nel
momento in cui si traduce in perdono per gli altri.
Infine Gesù garantisce che il Padre darà lo Spirito Santo che è la forza dell’amore di Dio
che serve a realizzare il disegno d’amore del Padre su ognuno di noi.
La preghiera è fare esperienza della mia natura profonda, cioè del divino di cui sono
manifestazione.